Uno studente racconta la sua esperienza presso l’Indian Institute of Foreign Trade (IIFT)

Corso di Laurea Magistrale in Global Entrepreneurship, Economics and Management – GEEM
Student Exchange Program con l’Indian Institute of Foreign Trade (IIFT)
Uno studente racconta la sua esperienza.

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«Il mio passaggio in India e ritorno Che esperienza» Andrea Spagnuolo
Sono Andrea Spagnuolo, studente al secondo anno del corso di laurea magistrale in Global Entrepreunership, Economics and Management (GEEM) dell’Università degli Studi dell’Insubria. Grazie alla collaborazione tra la mia università e l’Indian Institute of Foreign Trade di Nuova Delhi, è nata per noi studenti del curriculum IBE (International Business and Entrepreunership) la possibilità di svolgere un programma di scambio trimestrale in India. Subito l’occasione mi è sembrata non solo un’opportunità per imparare l’inglese, ma anche la possibilità di vivere un’esperienza unica e irripetibile. Quando vidi il mio nome tra gli studenti selezionati ebbi una stranissima sensazione: da un lato la forte eccitazione per la magnifica esperienza che
da lì a poco avrei vissuto, dall’altro tanta agitazione per la consapevolezza di catapultarmi in un Paese totalmente diverso dal nostro.

Ad accogliermi all’aeroporto si è presentato un caldo torrido, insopportabile (superava i 40° celsius), e qualche giorno dopo ho avuto il “piacere” di conoscere le famose piogge scatenate dall’arrivo dei Monsoni. Fu un vero e proprio nubifragio che si scagliò sulla città con una violenza inaudita: nonostante ciò, le persone cantavano e ballavano in segno di ringraziamento, poiché i mesi che vanno da marzo a luglio sono molto caldi e aridi fino al tanto atteso arrivo dei Monsoni.

Un secondo fattore di shock fu il cibo, molto speziato e piccante. Ho consumato il mio primo pasto alla mensa del College dove venivano serviti prevalentemente riso, verdure, yogurt, pollo, tofu e uova; lì sono rimasto stupito dalla modalità di consumazione dei pasti: la maggior parte degli studenti, infatti, mangiava con le mani. Scoprii poi che quello era considerato il modo per poter meglio gustare il cibo e questo mi fu confermato durante una cena a casa di un manager indiano dove rimasi sorpreso nel notare che sia lui che la sua famiglia non utilizzavano le posate.

Il master che seguivo era un Mba, tra i più importanti sul territorio indiano con 150 posti disponibili su più di 7000 applications ogni anno. Il college era molto costoso e molti studenti avevano dovuto chiedere un prestito per poter pagare la retta: questo testimonia appieno la voglia che questi ragazzi  hanno di emergere, in Italia, infatti, sono pochi gli studenti disponibili a chiedere prestiti per potersi iscrivere all’università e soprattutto disponibili a spostarsi lasciando così i propri cari. La preparazione degli studenti era elevata e molti avevano un background da ingegnere; inoltre tutti avevano già lavorato almeno un anno in qualche grande azienda prima di iniziare il master: avevano dei curricula di tutto rispetto. La didattica era pratica e interattiva; in classe gli studenti rispondevano sempre alle domande dei docenti esprimendo il proprio punto di vista e l’esame finale costituiva solo il 40% del voto totale, il restante era distribuito tra quiz e assignments sia individuali che di gruppo.

Durante il college importanti multinazionali  organizzavano competizioni dove al vincitore veniva data la possibilità di poter sostenere un colloquio per un posto di lavoro, oltre a un premio in denaro.Gli indiani sono persone davvero eccezionali, amichevoli e disponibili: fanno il massimo per farti integrare e scoprire il meglio del loro Paese. L’unico aspetto che mi ha deluso è il modo di affrontare gli impegni: aspettano sempre l’ultimo giorno per organizzare e svolgere i lavori assegnatigli; inoltre la puntualità non è mai rispettata. Mi è capitato di aspettare anche un’ora fuori dall’ufficio di un docente e l’attesa per le mail era di almeno due settimane. Altro aspetto negativo riguarda il rispetto delle regole, ciò è visibile dal traffico dove le auto cercano di sfruttare al massimo gli spazi offerti dalla carreggiata (mi è anche capitato di vedere cinque macchine disposte su tre corsie!), pochi indossano il casco e si possono tranquillamente vedere anche quattro persone su un solo motociclo. L’assenza di regole però non è visibile solo dal traffico, ad esempio, l’attesa in fila non esiste e, se non si sta attenti, si viene tranquillamente sorpassati.

Ora, a distanza di poche settimane dal mio rientro, posso concludere che questa esperienza è stata semplicemente magnifica e mi sento di raccomandarla a tutti gli studenti, indipendentemente dalla destinazione. In questi tre mesi sono cresciuto molto sia dal punto di vista accademico che umano poiché in India è possibile entrare in contatto con la povertà nella sua forma più cruda, ma nonostante ciò gli indiani sono capaci di trasmettere gioia di vivere: fanno tutto con il sorriso sempre sul volto.

Questa esperienza mi ha permesso di distinguere quali sono le cose importanti: adesso guardo il mondo con occhi diversi. Non finirò mai di ringraziare la mia università, in particolare il professor Alberto Onetti (professore associato in Economia e Gestione delle imprese, Università dell’Insubria, poli di Varese e Como, ndr) e tutti coloro che hanno lavorato per rendere possibile questa opportunità unica che ha marcato positivamente in modo indelebile la mia vita.